domenica 26 aprile 2015

NEPAL


Per te







ROBERTO COTRONEO - Il sogno di scrivere (ed. UTET)

Roberto Cotroneo

Dopo il mini corso di scrittura creativa ho comprato "a scatola chiusa" Il sogno di scrivere di Roberto Cotroneo. Mi correggo, a scatola quasi chiusa, perché mentre lo annusavo mi è caduto l'occhio su alcune parole che mi hanno colpita, per cui mi sono detta: "mio!"

In realtà non è esattamente il libro che pensavo. Credevo di trovare una serie di indicazioni ben codificate su come si scrive, la creazione del personaggio, la voce narrante, lo schema della trama e così via.
Ho trovato invece un libro molto discorsivo, quasi un romanzo, che ha come tema la scrittura. Anche i singoli capitoli hanno titoli che potrebbero benissimo essere quelli di racconti "Tanti anni fa", "Dopo la tempesta", "Memoria e oblio".
Ci sono pochissime citazioni - Kafka, Marquez, Eco, Kundera - e il libro scorre agevolmente rivelando il nostro più o meno consapevole desiderio di scrivere un romanzo e su come sia cambiata la scrittura e il suo significato.
La scrittura non è un esercizio di bravura, non si scrive per compiacere. Scrivere è mettere in ordine i nostri cassetti e anche nella cantina dei nostri ricordi. Scrivere è un po' come sognare, ma si scrive solo dopo, quando il sogno è finito da tempo e subentra il ricordo. 


             "La vita allontana il tempo passato, la scrittura lo riavvicina."

Il Sogno di Scrivere


Non hanno più importanza la lunghezza del romanzo o gli errori di ortografia, importante è lo sguardo che si ha verso quello che ci circonda, le cose, le persone, i posti, perché se si sa guardare allora si sa anche raccontare.

Interessante è l'ipotesi che un domani grazie a Facebook e Instagram - diventati diari quotidiani di vite - potremo avere più scrittori perché i social network "hanno accentuato il legame con il passato della gente comune".
Chiude il libro un utilissimo dizionario delle cose da sapere per chi vuole scrivere e pubblicare un romanzo.


"Scrivere è il miglior modo per conoscere se stessi"

LEI

domenica 19 aprile 2015

ANTON VON WEBERN - Il cammino verso la nuova musica (ed. SE)




Il cammino verso la composizione dodecafonica
"Il Cammino verso la Nuova Musica" è un libro di musica, anzi no per essere precisi è un libro che parla di musica, non ancora…, è un libro “parlato” da un musicista che racconta di cose di musica a non musicisti.
Ma ancora siamo lontani dalla definizione.

Ecco, ci sono!

È il libro testimonianza di una serie di incontri in cui un grande musicista (ricordiamo la Sinfonia OP 21) che ha segnato  irrimediabilmente la storia del nostro secolo, racconta ad un pubblico di intimi la necessità fisiologica, in un sistema “naturale” quale la musica e l’arte (quella seria), di evolvere in quanto linguaggio che tende alla rappresentazione “di pensieri che solo con i suoni possono essere espressi” in modo più chiaro e quindi comprensibile al maggior numero possibile di persone.


Chiaro no?

Come avrete capito è decisamente un libro denso pur essendo breve (a malapena 100 pagine) ma tenterò di evidenziarne i punti fondamentali.

Il Cammino verso la Nuova Musica


Viene qui descritta la musica contemporanea (si, quella cosa difficile) come la naturale conseguenza dello sviluppo che va dal gregoriano (monofonico), alla conquista dello “spazio sonoro e gerarchia dei significati” con grande fioritura della polifonia grazie ai fiamminghi, allo sviluppo dell’armonia (Bach e Handel) con la concezione di accompagnamento, al ritorno all’ omofonia con lo sviluppo dell’opera da Monteverdi alla scuola classica viennese (che per intenderci arriva a Beethoven) e infine l’estrema sintesi fatta con il sistema dodecafonico in cui si ritorna alla polifonia “fiamminga” con la ricchezza di secoli di armonia ad arricchire il vocabolario.
In sostanza il cammino verso la nuova musica è la strada percorsa fino allo sviluppo del sistema dodecafonico che risulta essere una ovvia conseguenza evolutiva.

Anton Von Webern
Ma non preoccupatevi se non amate le sonorità della musica contemporanea perché nel libro Von Webern ci dice espressamente che anche i grandi spiriti della storia (Schopenhauer, Goethe, Kraus o Nietzsche per intenderci) non hanno molto chiaro in cosa consista un pensiero musicale e probabilmente come noi comuni mortali hanno bisognodi rappresentarsi un verde prato o un’ atmosfera per sapere come raccapezzarsi


E noi in tutto questo?


È estremamente interessante questo concetto (almeno per il sottoscritto) ve lo riporto per intero:

“Ciò significa che fra prodotto della natura e prodotto dell’arte non regna alcun contrasto essenziale[…] arte fondamentalmente non è altro che un prodotto della natura universale.[…]non è che io ora decida di dipingere un bel quadro, di comporre una bella poesia, e cosi via. Questo non è arte.”“Detto in maniera più accessibile l’uomo è soltanto il vaso in cui viene riversato ciò che la natura vuole esprimere”  
Di certo non è un libro che vi accompagnerà pigramente ma si può tornare a prendere confidenza con una sfera di significati che sono decisamente stati rimossi dal cervello di noi tutti a più gradi di profondità.

Cosa ci passa per le orecchie? Perché? E se è vero che dice qualcosa, cosa ci sta dicendo quella roba che non si capisce poi tanto bene perché debba essere così angosciante?
Anton Webern 
E poi:

“Quando uno sale da un tasto bianco a uno nero, si domanda: Devo proprio ridiscendere?”  
Sciocchezze a parte voglio condividere con voi 2 mappe sul "cammino verso la composizione dodecafonica". Il libro a scapito di quello che sembra è molto chiaro ed interessante. Nel frattempo potete ascoltare la sua musica online.
Mappa tematica

Il cammino verso la dodecafonia
  LUI

martedì 14 aprile 2015

GEORGES SIMENON - Lettera a mia madre (ed. Adelphi)



Georges Simenon


E' il 18 aprile 1974 quando Simenon inizia questa lunga lettera indirizzata alla madre morta tre anni e mezzo prima.
Lei aveva 91 anni, lui 68 e per 50 anni sono vissuti separati.
Sin dalle prime righe si delinea un rapporto molto conflittuale con questa madre che lui non ha mai chiamato mamma e che definisce un'estranea. 
"Non ci siamo mai amati quand'eri viva - lo sai bene. Abbiamo fatto finta, tutti e due. Oggi, sono convinto che ognuno dei due avesse, dell'altro, un'immagine imprecisa".
Negli otto giorni di visite all'ospedale al capezzale della madre morente affiorano ricordi, grandi vuoti riguardanti le vicende familiari, domande senza risposta anche, e soprattutto, sul passato e sulle scelte della madre stessa.
"Ho dovuto raggiungere e superare la settantina per rendermi conto che tutto il mio passato, voglio dire quello tuo e di mio padre, così importante nella formazione della mia personalità, è come un muro bianco".
 Ultima di molti fratelli di cui è l'unica sopravvissuta ("li hai messi tutti nel sacco!") a 5 anni ha iniziato a lottare contro la povertà, lotta che con fierezza e determinazione porterà avanti tutta la vita, anche a dispetto delle sue reali condizioni economiche.
E' una donna arida Henriette, anaffettiva, capace di parole dure che feriscono
Henriette Brüll, la madre
"Che peccato, Georges, che sia stato Christian a morire"(Christian era il fratello di Simenon). E' una donna estremamente orgogliosa e determinata che una volta rimasta vedova si risposerà per ottenere la pensione di reversibilità e garantirsi così una vecchiaia relativamente tranquilla.
Ma è anche una donna gentile e disponibile - con chi non è della famiglia - che rifiuta i soldi che il figlio le manda regolarmente, ma di nascosto prepara dei sacchettini con delle monete per ognuno dei suoi nipoti.
In tutta la lettera Simenon si interroga sulle azioni e sui sentimenti della madre alternando momenti di comprensione a momenti di rabbia, per concludere:
"Ho continuato a cercare di capirti. E ho capito questo:che eri sempre stata buona [...]buona per te stessa, nel fondo di te stessa".
Lettera a mia madre

LEI

domenica 12 aprile 2015

SEDIE



La fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento.
Henri Cartier-Bresson, Contrasto












sabato 11 aprile 2015

PHILIP ROTH - Lamento di Portnoy (ed. Einaudi Super ET)


Uscito nel 1967 "Lamento di Portnoy" è tra i romanzi di Philip Roth che ha creato non poche dicussioni tra i contemporanei (oggi sembra che il contenuto sia stato quasi digerito) ed è valso al suo autore (unico ebreo riuscito a farsi accusare di antisemitismo) il posto nell’olimpo della penna.

     
    Il protagonista è Alexander Portnoy che rivive dal suo Psicoanalista (dr.Spielvogel) le sue frustrazioni sulla vita. Il romanzo è ambientato prevalentemente a Newark, New Jersey, nel testo contrapposto a New York dove Alex trova lavoro realizzando la sua America personale diventando 


“commissario aggiunto della Commissione per lo sviluppo delle risorse umane 
del Comune di New York” 

e lasciando così la sua squallida periferia ebraica.

Tutto il romanzo di Roth è per certi versi il tentativo di un’emancipazione, dall’educazione ricevuta, che non arriva mai nonostante i traguardi intellettuali e professionali. In questa continua oscillazione tra modelli opposti (Ebreo-Americano, Borghese-socialista, privato-pubblico, interno-esterno, amore-sesso) Alex tenta drammaticamente e in modo a tratti esilarante di mettere in pace l’uomo che deve diventare e il figlio che è sempre stato.

È il dramma di non riuscire ad adattarsi ad una vita bigotta (ebrea o borghese è in realtà ininfluente), esagerata e impossibile da armonizzare nelle sue componenti più autentiche. È un mondo che non si capisce con l’intelligenza nonostante il nostro Alex con il suo QI 158 ne abbia da vendere, e che insegna la realizzazione dell’imbecillità e della superstizione.

E in questo acutissimo dramma (che se sentito davvero sulla propria pelle in quei pochi momenti di lucidità in realtà non c’è per niente da ridere) si ride a crepapelle di oscenità, situazioni imbarazzanti, esagerate e paranoiche costruzioni del disperato super-intelletto di Alex. Molto nel testo è volutamente dissacrato, gergale e crudo, senza inibizioni di alcun tipo, che possono sfociare nel grottesco più squallido. Non è mai erotismo ma (ci provo) “Immaginaria masturbazione adolescenziale mal gestita”.

Il ritmo è quello del flusso di coscienza con impennate continue e incontrollabili dove il lettore può “sentire” momenti di lucidità e momenti di totale ossessiva confusione psicotica.

Mi sento di consigliarlo vivamente in primis perché è un classico e soprattutto:   
    
 
Cap 4 : FIGOMANIA
“Ho raccontato che a 15 anni lo tirai fuori dai pantaloni e me lo menai sull’autobus 107 da New York? […] sul quale presi in mano non solo il mio uccello ma la mia intera vita, a pensarci bene. “
 “L’autocontrollo non cresce mica sugli alberi, sa: richiede pazienza, richiede concentrazione, richiede un genitore zelante e votato all’abnegazione, e un bambino sollecito e alacre, per costruire nello spazio di qualche anno un essere umano veramente oppresso e cagacazzi.”

È stato il mio primo romanzo di Roth e per quanto mi riguarda ne seguiranno altri perché tra i deliri e le riflessioni devo dire che  ho veramente riso di gusto in più punti per le immagini  e il ritmo narrativo.

Alla Prossima


LUI.

martedì 7 aprile 2015

SCRITTURA CREATIVA



Nel nostro disperato tentativo di smettere di leggere nei giorni scorsi abbiamo frequentato un mini corso di scrittura creativa il cui titolo era “Scrivere di sé”.
Eravamo anche belli gasati per aver trovato come riempire un po’ del nostro tempo senza libri. “Dai, dai andiamo, così smettiamo di leggere e magari iniziamo a scrivere….” Voi ci credete?
In questo corso, durato una giornata, non ci sono state spiegate le possibili tecniche di scrittura, ma ci sono stati egregiamente presentati dei brani di scrittori famosi che raccontano appunto di sé.
Molto, molto interessante e coinvolgente.
Sapete qual è il risultato?

Che a fine corso ci siamo fiondati in libreria e abbiamo acquistato 9 libri!!!
Eccoili:

   -      Isabel Allende, Paula
   -      Roberto Cotroneo, Il sogno di scrivere
   -      Georges Simenon, Lettera a mia madre
   -      Philip Roth, Lamento di Portnoy
   -      John Niven, A volte ritorno
   -      Raymond Carver, Il mestiere di scrivere
   -      Haruki Murakami, L’arte di correre
   -      Alessandro Baricco, La sposa giovane
   -      Haruki Murakami, 1Q84
 (che onestamente mi sono letta tempo fa in ebook e ora che sono usciti i tre volumi raccolti in un cofanetto ho acquistato in cartaceo)

Insomma, questo nostro primo tentativo di smettere di leggere è miseramente fallito.
Al prossimo…

LEI

sabato 4 aprile 2015

ECCOCI

LEI

Eccoci, ci presentiamo. Il mio compagno ha deciso di smettere di fumare dal 1° maggio e io ho iniziato a prenderlo in giro dicendo "si, si, sei come quelli che dicono che domani smettono e poi non smettono mai".
Da qui è nato il titolo di questo blog sui libri e sulla voglia di leggere e non solo. Leggiamo quando ne abbiamo voglia, lui più velocemente di me, a volte gli stessi libri, a volte cose totalmente diverse. Se leggiamo lo stesso libro ognuno ha il suo così siamo liberi di andare alla velocità che vogliamo e di sottolineare quello che più ci piace.
E così abbiamo i libri doppi, a scapito dello spazio nella libreria. Sono all'antica, non amo molto gli ebook. Quando acquisto un libro la prima cosa che faccio è aprirlo e annusarlo. Poi passo i polpastrelli sulla copertina e sulle pagine. Tutto questo con un ebook è ovviamente impossibile.
Nell'acquisto dei libri sono compulsiva, ne compro sempre un tot per volta, a volte li leggo dopo mesi o anni, ma intanto li ho lì a disposizione.
Se c'è un argomento che mi incuriosisce mi tuffo a pesce, se c'è un autore che mi piace acquisto tutti (ma non sempre) i suoi libri.
Posso dire che la mia è una libreria costruita a zig zag dove la curiosità per qualcosa che trovo in un libro mi porta ad acquistare un libro su questo qualcosa, se poi nel nuovo libro trovo qualcosa d'altro che mi interessa compro un libro su questo qualcosa d'altro e così via.
Un esempio su tutti: sono partita da "La profezia di Celestino" di James Redfield e sono arrivata al Transurfing di Vadim Zeland.
Quando sono presa da raptus di lettura leggo in tram e in metropolitana riuscendo a volte a perdermi le fermate, leggo nelle sale d'attesa, leggo sul divano, leggo a letto e a volte mi addormento con il libro sul petto e la luce accesa. Leggo, a volte, anche mentre cucino!

Insomma, è ora di dire basta a questa dipendenza.
Da domani smetto di leggere!

P.S. Se cercate un blog di critica letteraria tornate su Google e iniziate una nuova ricerca ;-)

LUI

Va bene, l'incipit è: ''porca miseria cosa scrivo? Io leggo più che altro...''. E non lo avrei neanche scritto se LEI non mi avesse dato la spintarella. E tutto questo finisce in un enorme fluido elettrodinamico interconnesso in tempo reale a tutti quelli che scrutavo appena sporgendomi dallo schermo e SBAM!

Sono on-line e questo è quanto. 


Amo leggere, soprattutto quando si annusa qualcosa di importante, qualcosa che cambierà volente o nolente la piega delle tue giornate e probabilmente diventerà un'ossessione per un tempo indefinito. Non leggo sempre, alterno periodi di voracità incontrollata e incontrollabile (non riesco neppure a rendermi conto di avere necessità ordinarie come dover andare in bagno) a periodi di calma piatta dove preferisco altri stimoli.
In generale quando sale la scimmia (si proprio quella) è come essere in cerca costante di..............! E prima o poi si trova sempre qualcosa.

Sono tendenzialmente onnivoro, non amo le cose fatte tanto per farle e prediligo i contenuti alle opinioni. 

Ecco... ed ora dovrei chiudere in qualche modo................... OFF. (I)